{"id":19966,"date":"2026-04-04T18:42:11","date_gmt":"2026-04-04T16:42:11","guid":{"rendered":"https:\/\/estate.com.hr\/2026\/04\/04\/from-concept-to-bankable-project\/"},"modified":"2026-04-04T19:04:57","modified_gmt":"2026-04-04T17:04:57","slug":"from-concept-to-bankable-project","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/estate.com.hr\/it\/from-concept-to-bankable-project\/","title":{"rendered":"Infrastruttura strategica fra Croazia e Italia"},"content":{"rendered":"<p class=\"my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2\">Il progetto dell\u2019acquedotto sottomarino tra Duboka Ljuta, vicino a Dubrovnik, e la citt\u00e0 di Trani sulla costa italiana nasce come infrastruttura strategica che collega le due sponde dell\u2019Adriatico con un obiettivo chiaro: garantire una fornitura idrica affidabile e di lungo periodo. L\u2019ultima studio di fattibilit\u00e0 definisce un sistema con capacit\u00e0 di 60 milioni di metri cubi di acqua potabile all\u2019anno, destinato ad usi civili e industriali nella regione Puglia, tradizionalmente esposta a scarsit\u00e0 idrica. Il progetto si basa su tecnologie gi\u00e0 validate in altri gasdotti e condotte in acque profonde, integrandole in un quadro tecnico, economico e normativo coerente.<\/p>\n<p class=\"my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2\">Dal punto di vista ingegneristico, il concetto \u00e8 ambizioso ma pienamente realistico. La lunghezza prevista della condotta \u00e8 di circa 220 km, posata sul fondale del mare Adriatico, con profondit\u00e0 massime fino a circa 1.233 metri e medie tra 800 e 1.200 metri. Il tubo principale \u00e8 previsto in PEHD (PE100) con diametro tra 800 e 1.000 mm, SDR 11\/17, progettato per pressioni di esercizio di 10\u201316 bar. Questi materiali e configurazioni sono ampiamente utilizzati nel settore idrico per la loro resistenza alla corrosione e alla pressione, nonch\u00e9 per la facilit\u00e0 di saldatura testa\u2011a\u2011testa a bordo delle navi posa\u2011tubi.<\/p>\n<p class=\"my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2\">La stabilit\u00e0 e la sicurezza della condotta sono garantite da una combinazione di blocchi d\u2019ancoraggio in calcestruzzo e interramento nelle zone costiere. Lungo gran parte del tracciato, la tubazione verrebbe ancorata ogni 50\u2013100 metri con blocchi di calcestruzzo da 1\u20135 tonnellate per evitare sollevamenti e spostamenti dovuti a correnti e mareggiate. Nei punti di approdo su entrambe le coste si prevede l\u2019uso di perforazione orizzontale controllata (HDD), che consente di attraversare la battigia senza impattare spiagge e strutture costiere, mentre camere di ispezione e opere a terra assicurano l\u2019accesso per controllo, gestione e manutenzione.<\/p>\n<p class=\"my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2\">La struttura degli investimenti \u00e8 tanto importante quanto la soluzione tecnica. Il CAPEX totale \u00e8 stimato in circa 580 milioni di euro. La voce principale riguarda la fornitura della condotta PEHD: circa 220 km di tubazione DN1000 al costo di circa 1.400 euro al metro, per un totale di circa 350 milioni di euro. A questo si aggiungono circa 48 milioni di euro per ancoraggi, zavorra e rivestimenti in calcestruzzo; 50 milioni di euro per navi specializzate e operazioni offshore; circa 35 milioni di euro per perforazioni HDD e opere costiere; circa 6 milioni di euro per documentazione, studi di impatto ambientale (EIA) e permessi; circa 8 milioni di euro per sistemi di monitoraggio iniziale e ispezioni ROV; e circa 35 milioni di euro di riserva, pari al 5\u20137% del costo complessivo.<\/p>\n<p class=\"my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2\">I costi operativi (OPEX) sono relativamente contenuti per un\u2019infrastruttura di questa scala. L\u2019OPEX annuo \u00e8 stimato intorno ai 6 milioni di euro, di cui circa 3 milioni per l\u2019energia delle pompe (per superare le perdite di carico e garantire la pressione richiesta) e circa 3 milioni per manutenzione, ispezioni periodiche con ROV, sostituzione dei sensori, software e spese amministrative e regolatorie. Per gli investitori, questo rapporto fra CAPEX iniziale elevato e OPEX stabile e prevedibile rappresenta un importante punto di forza.<\/p>\n<p class=\"my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2\">Il modello di ricavo \u00e8 chiaro e prudente. Con un volume annuo di 60 milioni di m\u00b3 e un prezzo indicativo dell\u2019acqua di 0,80 euro\/m\u00b3, i ricavi annui arrivano a circa 48 milioni di euro. Su un orizzonte di 20 anni, senza considerare l\u2019eventuale aumento delle tariffe idriche, ci\u00f2 genera circa 960 milioni di euro di fatturato. Sommando l\u2019investimento iniziale di circa 580 milioni di euro e l\u2019OPEX di circa 120 milioni di euro nello stesso periodo, il costo totale si aggira intorno ai 700 milioni di euro. L\u2019utile netto \u00e8 quindi nell\u2019ordine di 260 milioni di euro, con un ritorno sull\u2019investimento (ROI) ventennale di circa il 37%. Per un\u2019infrastruttura regolata, con forti valenze ambientali e strategiche, si tratta di un risultato molto competitivo.<\/p>\n<p class=\"my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2\">Oltre alla dimensione economica, il progetto ha un\u2019importante valenza ambientale e geopolitica. Sul lato croato, l\u2019utilizzo di una parte dell\u2019acqua dolce che oggi sfocia direttamente in mare riduce la pressione ecologica sull\u2019area marittima di Dubrovnik. Sul lato italiano, la Puglia ottiene una fonte stabile e di alta qualit\u00e0, diminuendo la dipendenza da falde idriche sovrasfruttate e da risorse superficiali vulnerabili. Il progetto prevede una rigorosa procedura EIA, studi batimetrici e geologici, ottimizzazione del tracciato per evitare habitat sensibili e un monitoraggio continuo per individuare tempestivamente eventuali anomalie.<\/p>\n<p class=\"my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2\">Sul piano istituzionale, l\u2019acquedotto si presta naturalmente a un modello di partenariato pubblico\u2011privato. Le autorit\u00e0 nazionali e regionali in Croazia e Italia definiscono il quadro regolatorio e di pianificazione, mentre i partner privati apportano capitale, competenze tecniche e know\u2011how operativo. In questo modo, i rischi tecnici e costruttivi sono assunti da operatori ed appaltatori esperti, mentre i rischi politici e regolatori sono attenuati da contratti di lungo termine e da un sistema tariffario chiaro. Per la collettivit\u00e0, il risultato \u00e8 un\u2019infrastruttura idrica transfrontaliera robusta, in grado di sostenere sviluppo economico, agricoltura e turismo su entrambe le sponde dell\u2019Adriatico.<\/p>\n<p class=\"my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2\">In sintesi, l\u2019acquedotto sottomarino Duboka Ljuta \u2013 Trani non \u00e8 solo un esercizio ingegneristico, ma un asset di lungo periodo bancabile che combina fattibilit\u00e0 tecnica, logica macro\u2011economica e benefici ambientali misurabili. \u00c8 un esempio concreto di come le infrastrutture idriche transfrontaliere possano diventare strumenti chiave di adattamento in un Mediterraneo sempre pi\u00f9 esposto agli effetti dei cambiamenti climatici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il progetto dell\u2019acquedotto sottomarino tra Duboka Ljuta, vicino a Dubrovnik, e la citt\u00e0 di Trani sulla costa italiana nasce come infrastruttura strategica che collega le due sponde dell\u2019Adriatico con un obiettivo chiaro: garantire una fornitura idrica affidabile e di lungo periodo. 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